Lo spettro dei barbari
Barbaro era il termine usato dagli antichi Greci per indicare e descrivere l’insieme dei popoli vicini o lontani che non parlavano la lingua greca.
Nel Settecento diventa l’inferiore da educare e, successivamente, il nemico che giustifica il ricorso a ogni tipo di violenza. In un percorso storico ampio, dall’origine greca fino a Guantanamo e ai videogiochi, Bauman descrive la figura del barbaro come uno spettro, come una struttura dell’immaginario capace di unire e raccogliere al suo interno l’Occidente mediante la paura dell’altro, codificando allo stesso tempo il rapporto che esso intrattiene e ha intrattenuto con l’altro da sé.
I popoli chiamati “Barbari” non erano necessariamente peggiori, inferiori o “menoumani” di coloro che così li definivano. Erano semplicemente diversi. Erano non-Greci. Non come “noi”, gli Ellenici. E come potevamo “noi”, gli Ellenici, sapere che non erano come “noi”? Perché non eravamo sicuri che loro avrebbero capito quello che desideravamo dirgli, esattamente come noi non eravamo – non potevamo essere – sicuri di quello che avrebbero voluto dirci. In poche parole, noi, i Greci, e loro, i Barbari, non potevamo comunicare, non eravamo particolarmente entusiasti di parlare con loro.
